Quale il posto dell'arte nella Medical Education?

WORKSHOP - GIORNATA DI STUDI
16 NOVEMBRE  2018
Museo delle Civilità - ROMA
Organizzatori: Laboratorio di Arte e Medical Humanities, Facoltà di Farmacia e Medicina; Società Italiana di Pedagia Medica

L'ISCRIZIONE È GRATUITA MA OBBLIGATORIA ENTRO IL 1 NOVEMBRE 2018 COMPILANDO L'APPOSITO MODULO DI ISCRIZIONE (POSTI LIMITATI)

per ulteriori informazioni consulta il programma o scriva a artemedicinalab@gmail.com 

 
Molti sono gli utilizzi dell'arte nell'ambito della Salute. Dall'arte terapia alla "ri-costruzione" dei luoghi della cura per aumentare il confort dei pazienti seguendo l'orientamento olistico indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'introduzione delle Medical Humanities per il miglioramento del ruolo del personale di cura indica nuove strade per la formazione e per migliorare la resilienza dei professionisti. Può l'Arte giocare un ruolo importante nell'educazione medica? Gli studi hanno suggerito che l'arte può essere utilizzata per rispondere alle diverse esigenze della formazione del personale sanitario: abilità osservative, migliore comunicazione, empatia, oltre che migliore resilienza per limitare il rischio di stress e il burnout. La giornata di studi vuole cercare di rispondere alla domanda attivando una discussione per la definizione del ruolo dell'ARTE nell'ambito delle Medical Humanities per:

- migliorare la formazione del personale di cura nello sviluppo delle competenze
- migliorare la relazione tra operatore sanitario e paziente
- migliorare la qualità e la personalizzazione dei percorsi terapeutici
- migliorare il benessere e ridurre lo stress lavoro correlato nel personale di cura

Ore 9:00 - 13:30 - Workshop
Ore 15:00 pratica Visual Thinking Strategies (VTS) con le opere del Museo a cura di VTSITALIA, con la collaborazione dello staff del Museo delle Cività

Tale metodologia, applicata nell'ambito della pedagogia medica, è utilizzata ad Harvard dal 2003 e migliora sia la capacità di osservazione che di empatia. Inoltre aiuta a sviluppare il cosiddetto "occhio clinico", ragionamento critico, lavoro in team e un miglioramento della comunicazione con il paziente e i familiari.

 

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